A proposito della vita e della morte.

Oggi pubblico un lavoro a metà strada tra il fumetto, l’illustrazione e il giornalismo.
Il Parlamento è già in difficoltà con la Cirinnà e tra poco dovrebbe (secondo calendario) affrontare un’altra discussione piuttosto importante per i diritti civili…
Da diverso tempo tra gli argomenti di cui mi interesso c’è quello delicatissimo del fine-vita e mi affascina leggerne e discuterne quando posso, perché lo trovo un bel modo di aprire la mente verso una delle tante cose cui non siamo abituati (ma che ci incuriosiscono perché sappiamo che le dovremo affrontare).
Quindi ho fatto qualche disegno in proposito, ricapitolando un po’ di informazioni che ho trovato in particolare sul blog di Marco Cappato e tramite le interviste del Fatto Quotidiano.
Ci terrei molto affinché i malati che qui in Italia non hanno diritto di decidere della propria vita potessero farlo serenamente e ci tengo ancor di più quando penso che dovrebbe riguardare tutti noi da vicino, finché non sappiamo cosa ci riserva il futuro.

Qui il link di issuu, dove lo potete ingrandire e sfogliare comodamente:

La poliedricità.

Mi viene un po’ da sorridere. Questo perché tutto il giorno ho pensato ad una cosa: critichiamo spesso ciò che conosciamo poco o che non comprendiamo, fino a che non ci sbattiamo la testa contro, solo allora (forse) cambiamo idea. E’ quello che è successo a me quando mi sono approcciata a “Fenomenologia dell’Arte Contemporanea”, ovvero, in sostanza, come nasce un grande artista contemporaneo. Il corso era improntato quasi solo sulla vita e le opere di un artista che non ho mai amato molto, Picasso. Devo essere sincera, tra tutte le avanguardie il cubismo è l’unica che ancora non mi esalta. Quando sono arrivata a studiare però mi sono resa conto di quando effettivamente quella di Picasso sia stata un evoluzione interessante e vicina a quella che sento di stare vivendo io. Come è ben noto è di Malaga e nasce nel 1880 prima di entrambe le guerre. Questo è un aspetto importante non tanto per essere una data biografica, quanto perché il fatto di essere nato in Spagna è evidente dai suoi colori, dalle forme che influenzano i suoi quadri. E le guerre, inutile dirlo, influenzeranno entrambe la sua vita e le sue opere. Nasce da una famiglia apparentemente normale, abbastanza agiata, dove (guarda caso), il padre è un rispettato insegnante di Pittura. Una Pittura tradizionale, accademica, molto apprezzata. In realtà non è poi tanto un caso, perché questo sarà anche uno dei motivi principali che spingerà il Picasso ragazzo a trasferirsi a Parigi, a cercare di tagliare i ponti con la pittura accademica a farsi conoscere con il cognome della madre “Picasso” invece che quello del padre “Ruiz”. A quanto risulta dalle voci, il Picasso ragazzo disegnava e dipingeva molto bene, a mo’ di Raffaello. Di questa grandiosità mi riservo di nutrire qualche dubbio, non escludo che fosse bravo vivendo di pittura (immagino che fin da piccolo non gli siano mancati ne gli strumenti ne l’incoraggiamento) ma adesso paragonarlo a Raffaello… A diciannove anni se ne va a Parigi, come facevano tutti i giovani del tempo, visto che Parigi era il luogo di moda in quel momento, dove i più grandi artisti vivevano, si ritrovavano, si ubriacavano anche senza il becco di un quattrino. Quando immagino quel periodo di solito mi viene in mente la scena di Moulin Rouge dove Tolouse Lautrec parla di cosa vuol dire essere Boemien. Infatti il giovane Picasso conosce la pittura di Tolouse e ne viene molto affascinato. Per ora i suoi dipinti sono di un realismo un po’ onirico, non hanno ancora preso una forma definita. Un anno dopo se ne torna in Spagna e inizia il periodo blu, dipinge quadri estremamente cupi e profondi, sui toni del blu e del turchese.

Picasso – Poveri in riva al mare

Dura fino al 1904, quando torna in francia e dà vita al periodo rosa, che dura fino al 1906. I quadri di questo periodo sono molto più gioiosi anche se la nota malinconica rimane presente. I colori stavolta sono rosa, giallo, marrone, rosso. I soggetti sono personaggi del circo, ritratti dietro le quinte.

Picasso – Famiglia di acrobati con scimmia

Da notare che siamo già a due stili diversi, nell’arco di pochi anni. Nel 1906 fa un viaggio a Gosol, in Spagna; inizia il periodo del primo primitivismo anche detta fase arcaica o iberica. Fa schizzi per un grande quadro, le Demoiselles d’Avignon. Lo inizia solo nel 1907 inoltrato. Nell’estate del 1907 visita il museo Etnografico del Trocadero e viene folgorato dall’arte tribale. Non era il solo ad apprezzarla, anche altri artisti la collezionavano: Matisse, Derain, Braque. Tuttavia in nessun altro percorso artistico il primitivismo ha avuto tanta importanza quanto in quello di Picasso. Le Demoiselles D’avignon allo stadio finale è un opera dalle influenze diverse. Da un lato influenze occidentali: le bagnanti di Cezanne, lo schiavo morente di Michelangelo. Dall’altro influenze orientali dell’arte negra: la statuetta Nimba dei Baga, la statuetta Oviri di Gauguin, la scultura e i rilievi Iberici di Osuna, tutto questo solo per quanto riguarda le forme. Anche nei colori, tuttavia, Picasso fu ispirato certamente dalla scultura oceanica, infatti non ci sono simili contrapposizioni di rosa blu e marroni nella pittura occidentale.

Picasso – Le Demoiselles d’ Avignon

L’opera ha delle caratteristiche che la rendono unica nel suo genere. Non è ancora del tutto cubista, pur rappresentando comunque un attacco al volume come entità distinta dello spazio. Il valore tradizionale di massa viene stravolto e così anche i colori sono più astratti. Eppure il potere delle sculture primitive è presente, l’opera ne è permeata, si avverte una forza barbarica e dissonante che a quel tempo serpeggiava nelle forme più varie, nella musica di Bartòk, nella scrittura di Conrad. Credo che sia qui che Picasso raggiunge una delle sue vette di grandiosità. La passione e la violenza che caratterizzano questo periodo vengono represse dal 1907 in poi, per dare spazio al controllo dell’occhio e dell’intelletto e ad una proficua collaborazione con Braque. Dal 1910 al 1912 abbiamo il periodo del cubismo cosiddetto “analitico”. P. e B. lavorano in estrema simbiosi, le linee sono nette e i colori si riducono quasi solo alle terre e al verde. le caratteristiche dei soggetti sono ancora riconoscibili. Dal 1912 al 1914 abbiamo il periodo del cubismo sintetico, l’apice del movimento, la pittura è rarefatta, non ci sono più riferimenti alla realtà. Con l’inizio della guerra Picasso rimane solo, infatti tutti i suoi migliori amici partono per la guerra o volontari o richiamati. Così conosce Janne Cocteau e con lui parte per l’Italia e viene coinvolto nella realizzazione di Parade, uno spettacolo teatrale dalla scenografia cubista. Lo spettacolo ha successo.

Picasso – Parade, scenografia

Tornato in Spagna, durante la guerra civile spagnola produrrà Guernica e su di quest’opera inutile parlare. L’aspetto interessante è che Picasso ha sperimentato con successo quasi tutte le forme d’arte. Anche la sua scultura è fortemente influenzata del mescolamento dei materiali caratteristico dell’arte negra. “Chitarra” ne è un esempio, un assemblaggio di materiali diversi. La scelta dei materiali per lui fu sempre determinata dalla capacità di trasmettere sentimenti specifici dell’artista nei confronti dell’oggetto. Ciò è evidente nelle sculture che rappresentano rispettivamente Olga e Marie Thérese, nei confronti dei quali lui nutriva sentimenti del tutto opposti. Per Olga egli scelse di usare assemblaggi di oggetto di metallo, richiamando le sculture del reliquiario Kota, per Marie Therese invece usò l’argilla e il gesso per modellare teste monumentali che richiamano alla dei Nimba dei Baga, la dea della fertilità dalle forme rotonde e accoglienti.

Nimba – Dea della fertilità dei Baga

Picasso – studio per scultura di Marie Therese

Come al solito non si può esplicare tutto l’argomento nello spazio di un post, perché è bellissimo parlare di personalità così poliedriche. Alla fine ciò che te le fa odiare è anche ciò che te le fa amare: ovvero la capacità di cambiare opinioni, idee e mentalità così velocemente, di raccogliere influenze diverse e riuscire ad assimilarle e a rimandarle indietro con un messaggio personale.