Sul foglio come in sogno: i disegni dei bambini.

Da che mondo è mondo, per il bambino, il suo disegno ha sempre ricoperto tanta importanza, tanta da andarlo a mostrare all’adulto con fierezza oppure con la paura di non soddisfare certe aspettative. Il bambino vuole mostrare il prodotto della sua attività grafica esattamente come desidera essere ascoltato quando “parla”. Questo perché disegnare rappresenta per lui un vero strumento di dialogo ad anche il primo che può utilizzare in modo soddisfacente per descrivere il suo vissuto, compresi i desideri e le paure più inconsce. E’ vero che il gioco in generale rappresenta uno dei principali strumenti di comunicazione ed evoluzione intellettuale che il bambino ha a disposizione, ma le attività “artistiche” per la loro immediatezza, possibilità d’astrazione e di rappresentazione di concetti e stati d’animo complessi sono una delle forme di gioco più evoluto e creativo. Che fine fanno allora la scrittura e il dialogo? Questi  mezzi di comunicazione arrivano più tardi, perché richiedono una precisione formale molto elevata, sono più vincolanti (lettere, parole, frasi etc).
Per rendere bene l’idea della funzione del disegno si può fare un parallelismo con i sogni. Infatti entrambi servono per elaborare ed esporre problemi che affiorano disordinatamente dal mondo circostante. Inoltre durante queste due attività il bambino è privo di forme di inibizione e ci parla dei suoi problemi, delle sue scoperte e delle sue ansietà in stato di incoscienza o sotto una rappresentazione di comodo (un mascheramento, per così dire, come disegnarsi sotto forma di animale).
Per questo motivo è sbagliato imporre ad un bambino un esercizio di copia o di ricalco; si corre il rischio di privarlo della sua necessità di esprimersi.
Ma andiamo più nel dettaglio.
Nei primi mesi di vita il lattante scopre la traccia (intesa come modo di incidere sulla realtà imponendo la propria presenza). Le prime tracce sono i vagiti. Tuttavia mentre la traccia sonora ha la peculiarità di svanire, quella grafica rimane, anche se ha meno efficacia immediata. Questo rende il bambino molto felice e soddisfatto.
I primi interventi sul foglio sono colpi e sfregamenti, perché il controllo motorio è scarso e l’entusiasmo grande. La scoperta del rapporto movimento-segno avviene dopo 6 mesi dall’inizio dello scarabocchio. Intorno ai due-tre anni compaiono segni circolari e ad angolo, lo scarabocchio comincia ad avere significato. A quattro  anni questi diventano comprensibili all’adulto, emergono le prime figure umane e il bambino esce dalla fase scarabocchio per entrare in quella figurativa.
Lo sviluppo della capacità rappresentativa da ora in poi dipende da due fattori: la maturazione dell’apparato motorio e l’affinamento della percezione, che avviene con l’età e con l’assimilazione di esperienze.
La regola d’oro da tenere presente, è che il fanciullo disegna per molti anni non quel che vede, ma quello che sa delle cose. Quindi lui può sia omettere elementi che a noi sembrano importanti, che inserirne di invisibili ma per lui essenziali. E’ la grammatica dei disegni infantili: questi infatti sono importanti sia per quello che descrivono che per quello che omettono. Per esempio, un tipo di omissione molto comune è quello della figura paterna. Accorgersi di certi “errori” vuol dire capire quali sono le necessità e gli interessi del bambino. Questa fase si chiama Realismo Intellettuale. Ad un certo punto della sua evoluzione il fanciullo si rende conto di alcune incongruenze tra la realtà e la sua rappresentazione, allora comincia a disegnare ciò che vede a svantaggio di ciò che sa. Entra nella fase del Realismo Visivo (siamo intorno ai dieci-quattordici anni).
E’ con tutta la personalità (intelligenza e affettività) che il bambino disegna. Tale personalità è espressa nel tratto, nell’utilizzazione dello spazio, nei temi, nella scelta del colore. Bisogna sempre tener conto che un buon lavoro di interpretazione deve essere condotto  su una produzione piuttosto vasta e integrato a informazioni sulla vita del fanciullo. Solo dopo si può procedere all’interpretazione vera e propria.

Soggetti

Quello del soggetto è un argomento molto vasto e articolato ed è pertanto difficile da trattare in maniera completa.
Un dato da ricordare mentre si analizza il soggetto è che, poiché il bambino non conosce limiti di espressione, non si lascia neanche mettere in crisi dal fatto che il foglio abbia solo due dimensioni, così capita che i soggetti siano rappresentati da diversi punti di vista contemporaneamente (un tavolo visto dall’alto con le persone sedute intorno viste di lato, oppure una strada vista dall’alto con le case invece vista da davanti).
Tra tutti i soggetti, quello della figura umana è di primaria importanza.
L’omino.
Fra i tre e i quattro anni il bambino cerca di rappresentare la persona. La povertà della raffigurazione che ne segue è dovuta anche all’immagine che a quella età il bambino ha del proprio corpo. E’ uno schema essenziale: la testa, sede privilegiata di recettori e sensori; le braccia, perché possono raggiungere, toccare e stringere; le gambe, perché permettono di spostarsi. Il risultato è un cefalopode.

Poi compaiono occhi grandi, naso, bocca. Il volto è per lungo tempo la parte più valutata dell’omino, tant’è che se un bambino si rifiuta di disegnarla si può pensare ad un disadattamento. Tra i quattro e i cinque anni c’è il primo abbozzo di tronco, ombelico compreso. Poco dopo l’omino sarà riconoscibilissimo e inizieranno le sperimentazioni con il movimento o con i vari atteggiamenti che può assumere una persona (seduto, di profilo, mentre corre etc.). Da tutto ciò si deduce che l’omino cresce con il crescere del bambino.  I bambini che disegnano personaggi spesso in movimento sono estroversi e attivi.
L’ omino che il bimbo disegna è in primo luogo se stesso, da questa consapevolezza possiamo trarre interessanti indicazioni sulla personalità del bambino. Un bambino con una forte autostima si disegna grande, occupando molto spazio nel foglio. Se le dimensioni della testa sono eccessivamente grandi possono però simbolizzare un ipertrofia dell’Io. Quando invece il personaggio viene disegnato piccolo e spostato vuol dire che il bambino sottovaluta se stesso e si sente inferiore agli altri. Sintomo di insicurezza è anche l’omino senza braccia o gambe. Inoltre l’ombreggiatura di alcune parti del corpo, la sua cancellatura o la sue eccessiva sottolineatura sono sempre indicative di un problema alle parti interessate.
Nei bambini isterici la figura umana occupa molto spazio ed è ornata di gioielli o acconciature, per la necessità che ha il bambino di avere su di se l’attenzione e l’affetto dell’adulto. La testa è più grande del resto del corpo.
Per quanto riguarda i bambini ansiosi abbiamo due tipologie di disegno: piccole e sottili, tinte pastello e personaggi ben centrati, quando si tratta di ansia inibita; mentre disegni dove sono presenti simbologie di forza e d’aggressività sono peculiarità di un ansia eccitabile, che rende il bambino nervoso e aggressivo.

Sogni
Quella del sogno è una tematica interessantissima da proporre al bambino, quando ci interessa che lui lui ci mostri la parte più intima della sua personalità. Infatti, il bambino rappresenta volentieri nei suoi disegni ciò che ama o ciò che teme, ma spesso, quando l’angoscia è grande o il desiderio lo colpevolizza, egli usa senza rendersene conto simboli che trae da fiabe o racconti. Il modo migliore per ottenere rappresentazioni simboliche di questo tipo è quello di invitare il bambino a disegnare un sogno e poi farselo spiegare da lui. E’ un invito che accetta sempre perché trattandosi di un sogno non si ritiene responsabile di ciò che produce.  Il male in questi disegni è simbolizzato da un soggetto enorme, spesso un drago. Il bambino può essere o nella posizione di venire aggredito, o di essere salvato (magari dai genitori che sopraggiungono) oppure di riuscire a difendersi. Capita spesso anche il contrario, cioè che il bambino trasferisca tendenze aggressive su un personaggio diverso da lui, quasi sempre un animale. Quindi, il bambino che ha tendenze aggressive verso il fratellino e se ne sente in colpa si rappresenterà (per esempio) come un lupo che minaccia la culla mentre i genitori accorrono ad ucciderlo.

La casa
E’ rappresentata spesso. Simboleggia il rifugio, il calore familiare, il nucleo originario amato e odiato. Può essere di due tipologie: accogliente e adornata di particolari piacevoli o respingente, poco attraente. Quest’ultima tipologia ha significati diversi a seconda delle età.

  • Tra cinque e otto anni simbolizza timidezza e attaccamento alla madre.
  • Dopo gli otto anni invece indica un sentimento di inferiorità e di isolamento.

Particolare importante notare che se la famiglia è disunita, la casa ha spesso due diverse entrate o è divisa in due.

La famiglia
Questo soggetto è strettamente collegato al tema dei rapporti spaziali (che tratterò dopo) ed è anche estremamente importante. Infatti, gran parte dei problemi che l’insegnante e lo psicologo si trovano a dover risolvere deriva dalla difficoltà di adattamento del bambino al suo ambiente familiare. I componenti di una famiglia affiatata sono generalmente rappresentati mentre svolgono insieme un attività comune o si tengono per mano. Il ravvicinamento indica intimità. Quando un fanciullo si sente completamente isolato dagli altri membri della famiglia o nega di provare sentimenti verso di loro, li separa in vario modo. Può collocarli ognuno in una stanza diversa, può separarli con linee verticali.
In molti disegni della famiglia c’è un personaggio principale ed è quello che l’autore investe della maggiore carica affettiva (amore, invidia, timore). Il personaggio in questione è spesso il primo ed essere disegnato, il più grande, il più dettagliato, può essere ripetuto anche nello stesso disegno.
Quando uno dei familiari non è rappresentato si può dedurre che l’autore si augura, consciamente o inconsciamente, che non faccia parte della famiglia (fenomeno assai diffuso per quanto riguarda i fratelli). Può anche accadere che sia l’autore stesso a non comparire nel disegno, questo succede quando non si sente a suo agio in famiglia e vorrebbe essere diverso.

La linea

Alcune semplici regole generali di interpretazione:

  • benessere e rilassamento allargano e arrotondano i movimenti e i rispettivi tracciati
  • la vitalità si esprime con segni ricchi e abbondanti, spinti verso l’alto
  • il malessere restringe, comprime
  • l’aggressività esaspera e spezza determinando punte e svolazzi
  • la sensibilità affina e diversifica
  • quando i contorni  si presentano molto rigidi esprimono ostilità e repressione, un eccessivo controllo
  • una personalità matura traccia contorni morbidi e sicuri

Come già prima avevo accennato, ma è importante ribadire, passare e ripassare la matita o la pennellata molte volte sulla stessa area, cancellando parti della composizione, può indicare l’esistenza di problemi emotivi legati a quel personaggio o a quella parte del proprio corpo.

Spazio

Per spazio noi possiamo considerare lo spazio inteso come lo sfondo del disegno, oppure come la parte occupata dai soggetti del bambino sul foglio.
Il primo (lo sfondo) non è la preoccupazione principale del bambino in quanto è solo il palcoscenico ideale sul quale sono posizionati soggetti e persone, ai quali lui rivolge tutta la sua attenzione. Quando però appare la prima “ambientazione” (la linea di terra, il cielo etc) è un momento degno di nota per l’adulto;  rappresenta una tappa di maturazione, alla stregua  lo spuntare del primo dente. E’ una presa di possesso del foglio e una nuova importante consapevolezza. Per esempio, ricordo benissimo la mia emozione nello scoprire che il cielo arriva fino a terra e non è solo una striscia. Ma a quel punto ero già ad un livello più avanzato di quello sopra elencato.

Per quanto riguarda il secondo invece, la questione si fa complessa. Più il bimbo è piccolo più le dimensioni globali dei disegni sono grandi. Man mano che il bambino cresce i disegni sono ridimensionati e più compatti. Se le dimensioni sono molto ridotte rispetto a quelle dei suoi coetanei vuol dire che il bambino ha scarsa energia oppure è inibito, bloccato.
In generale, i bambini che fanno disegni ben distribuiti sul foglio sono i più sereni. I bambini insicuri, con carenze affettive possono cercare di richiamare l’attenzione uscendo dai bordi oppure collocando il loro disegno in un area ristretta del foglio. In quest’ultimo caso il bambino dimostra di sentirsi sperduto di fronte ad uno spazio grande (come si può notare le esasperazioni  sono sempre sintomo di qualcosa).

Spostare il disegno a…

  • sinistra: rivela uno spirito melanconico, sfiduciato e introverso (a meno che l’autore non sia mancino)
  • al centro: il bimbo è concentrato su di se e sui propri sentimenti
  • a destra: buon umore e fiducia nel futuro

Colore

Faccio nuovamente riferimento alla regola d’oro: immaginazione e affettività, non la realtà, sono i motivi ispiratori nell’uso del colore del bambino.
Esiste un parallelismo tra enfasi del colore ed emotività, per cui i più piccoli (tre-sei anni) essendo più impulsivi, hanno per il colore un forte interesse che precede quello della forma. L’interesse per il colore diminuisce infatti mano a mano che quello per la forma aumenta. Le tonalità sono tanto più forti quanto più il bambino è piccolo, poi subentrano sfumature e toni meno violenti in quanto l’insegnamento e il ragionamento “raffreddano” i colori.
L’assenza di colore in un disegno infantile o in alcuni temi fondamentali rivela un vuoto affettivo e a volte una tendenza antisociale. Infatti mentre i soggetti bene adattati usano in media cinque colori diversi, gli introversi si limitano ad usare uno o due colori.

L’argomento è come avrete capito vastissimo e soprattutto aperto a nuovi approfondimenti. L’utilità dell’analisi del disegno risiede nel fatto che segue passo passo l’evoluzione del bambino, individua eventuali arresti intellettivi/ regressioni affettive e mette a fuoco tratti specifici diversi del carattere. Per tutti questi motivi, sarebbe necessario prestare molta più attenzione elle produzioni grafiche dei più piccoli. Ma perché restringere il campo solo a loro? La bellezza di questa tecnica sta nel fatto che può integrare, se non addirittura sostituire altre forme di espressione abituali come nel sordomutismo, in chi ha difetti del linguaggio o nelle nevrosi.

Allora…Facciamo più disegni!

Bibliografia:

– Oliverio Ferraris, “Il significato del disegno infantile”
– http://percorsimediali.it/vincenzinascarfato/
– Kellog, “Analisi dell’arte infantile. Una fondamentale ricerca sugli scarabocchi ed i disegni dei bambini dai 2 agli 8 anni”
– Dallarmi , “Pastrocchi, macchie, scarabocchi. Il linguaggio grafico-pittorico da 0 a 3 anni, ed. La Nuova Italia”
– “… e il foglio si copre di emozioni. Come interpretare gli scarabocchi” Anna Maria Casadei

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2 Pensieri su &Idquo;Sul foglio come in sogno: i disegni dei bambini.

  1. Salve, ho letto lo spazio che dedicate a scarabocchi dei bambini. Ho notato che molto è simile al libro che ho scritto “… e il foglio si copre di emozioni. Come interpretare gli scarabocchi” E’ bene inserire questo titolo nella bibiografia. Se volete maggiori informazioni potete scrivermi. Grazie. Anna Maria Casadei

    • Salve, devo essere sincera, non ho mai letto il suo libro, per questo non era presente nella bibliografia. Le uniche fonti che ho citato volontariamente sono quello del libro dell’ Oliviero Ferraris “Interpretazione del disegno infantile” e i miei appunti di pedagogia. Tuttavia suppongo che le basi teoriche siano le stesse, quindi lo inserirò. Grazie per la segnalazione 🙂

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