Due modi di essere e di pensare. I nostri due emisferi.


Quando mi sono trovata a studiare il cervello, mi sono accorta di quanto quest’organo rifletta il mondo in cui viviamo. Mi spiego meglio: proprio come due caratteri opposti si completano o come conoscenze differenti riescono a svolgere meglio un lavoro, così i nostri due emisferi celebrali (che sono esattamente la metà destra e la metà sinistra del nostro cervello) ci hanno permesso di sviluppare capacità che solo l’essere umano ha. Infatti, eccezion fatta per alcuni uccelli, scimmie e pochi altri mammiferi; gli emisferi celebrali delle creature terrestri sono essenzialmente simili, ovvero simmetrici, sia nell’aspetto che nella funzione. I nostri due emisferi al contrario hanno sviluppato funzioni asimmetriche. L’effetto visibile di questa differenza è l’essere destrimani o mancini, che ad oggi sembra esclusivo degli esseri umani e forse degli scimpanzé.
La lunga strada per la comprensione delle capacità dei due emisferi è iniziata circa due secoli fa con l’osservazione degli effetti di lesioni cerebrali sul linguaggio. Emerse che la perdita della parola si verificava molto frequentemente quando si lesionava l’emisfero sinistro, piuttosto che quando avveniva nello stesso modo a quello destro.
Da questo è stato dedotto che il linguaggio fosse una capacità propria dell’emisfero sinistro, che allora ha assunto un’importanza predominante sull’emisfero destro. La parola è una cosa così vitale per l’uomo che l’emisfero sinistro si è meritato la nomea di “primario” e l’emisfero destro è stato relegato a “secondario”. Fino addirittura alla seconda metà del novecento si pensava che l’emisfero destro fosse meno evoluto, con capacità minori, un “vestigio” (cit. J.Z.Young).
Per giungere a nuove scoperte sull’emisfero destro, gli scienziati dovettero studiare a fondo quel grosso fascio di milioni di fibre nervose che lega i due emisferi ed è chiamato “corpo calloso”. Ciò che lo rendeva curioso era che nonostante avesse una massa consistente, poteva essere asportato senza gravi conseguenze.
Negli anni ’50, in seguito a una serie di esperimenti su animali condotti da Roger W. Sperry e dai suoi allievi, fu dimostrato che una delle sue funzioni principali era di provvedere alla comunicazione tra i due emisferi, consentendo la trasmissione della memoria e dell’apprendimento. Negli anni ’60 altri studi analoghi su pazienti di neurochirurgia dettero importanti nuovi risultati riguardo al funzionamento dei due emisferi. Infatti si scoprì che entrambi sono implicati nelle funzioni cognitive e che ciascuno è specializzato in diverse modalità di pensiero, complesse e complementari.
I soggetti studiati erano persone che avevano subito gravi danni cerebrali in seguito a crisi epilettiche coinvolgenti entrambi gli emisferi. Come rimedio estremo, dopo che altri tentativi avevano fallito, era stato asportato loro il corpo calloso chirurgicamente. I loro emisferi risultavano così isolati, divisi. Questo tipo di intervento diede i risultati sperati e i pazienti riacquistarono la salute.
I test, sempre eseguiti da Sperry presso il California Institute of Technology, valgono la pena di essere descritti.
Si poté per prima cosa constatare come sia negli individui con cervello intatto sia in quelli con cervello diviso, la metà verbale, quella sinistra, svolge quasi costantemente un ruolo dominante. Tuttavia la parte destra del cervello ha reazioni emotive e un proprio modo di elaborare le informazioni. Infatti mentre le funzioni dell’emisfero sinistro sono verbali e analitiche quelle dell’emisfero destro sono non verbali e globali. Quest’ultimo ha un modo di elaborare le informazioni rapido, complesso, sintetico, spaziale e percettivo.
Jerre Levy rilevò inoltre che essi tendono a interferire l’uno con l’altro, entrando in conflitto, per cui uno cerca di fare ciò che l’altro “sa” di poter fare meglio; questo impedisce al nostro cervello di raggiungere le massime prestazioni. In altri casi possono cooperare mettendo in campo le proprie capacità specifiche, assumendo ognuno la parte del compito che meglio si addice al suo modo di elaborare le informazioni. Altre volte ancora operano singolarmente, cioè uno di essi è attivo e l’altro più o meno inoperoso. Sembra sia possibile persino ipotizzare che ciascun emisfero abbia un modo per “tenere per sé” delle informazioni.
Tutto ciò è più comprensibile se si illustrano alcuni dei test che vennero compiuti.
In uno per esempio si proiettavano due diverse immagini ai lati opposti di uno stesso schermo e si diceva al paziente di fissare il centro. In questo modo ognuno degli emisferi riceveva un’immagine diversa: l’emisfero sinistro vedeva l’immagine di un coltello alla destra dello schermo e l’emisfero destro vedeva l’immagine di un cucchiaio alla sinistra dello schermo. Quando veniva interrogato il paziente dava risposte contraddittorie. Se gli veniva chiesto cosa fosse proiettato sullo schermo, l’emisfero sinistro, articolato e sicuro di sé, induceva il paziente a dire “un coltello”. Ma poi, quando egli veniva invitato a prendere con la mano sinistra (corrispondente all’emisfero destro) l’oggetto che era stato proiettato da un gruppo di oggetti posizionati al di là di un apposita tendina, allora sceglieva un cucchiaio. A questo punto, alla domanda dello sperimentatore su cosa avesse scelto rispondeva: “Un coltello”. L’emisfero destro, sapendo che la risposta era sbagliata, ma mancando delle parole sufficienti a correggerlo, proseguiva il dialogo inducendo il paziente a scuotere la testa in silenzio. Di nuovo l’emisfero sinistro, sede del linguaggio, interveniva verbalmente domandandosi: “Perché scuoto la testa?”.
In un altro test per dimostrare come l’emisfero destro sappia meglio gestire i problemi spaziali, al paziente vennero date delle forme in legno con cui riprodurre una certa figura. I tentativi compiuti con la mano destra (emisfero sinistro) fallirono ripetutamente. La mano sinistra cercava di collaborare, ma la destra insisteva nel respingerla. Alla fine, il paziente dovette sedersi sulla mano sinistra per impedirle di entrare in azione.
Grazie a questi stupefacenti risultati, piuttosto recenti, oggi sappiamo che nonostante l’idea che si ha di essere un unica persona, il nostro cervello è “doppio”, come se avessimo due menti, due coscienze che hanno modi di apprendimento e di percepire differenti.

Quando siamo andati a scuola, tutti noi abbiamo ricevuto un insegnamento impostato su concetti numerici e verbali consequenziali, cioè un insegnamento che non prevedeva il potenziamento delle funzioni dell’emisfero destro. Da questo punto di vista, siamo molto arretrati. Usando l’emisfero destro noi comprendiamo le metafore, sogniamo, creiamo nuove aggregazioni di idee. Infine, è utilizzando le funzioni dell’emisfero destro che siamo in grado di disegnare ciò che percepiamo. Se ripensassimo all’organizzazione scolastica in maniera che possa offrire l’opportunità di potenziare entrambi i nostri emisferi, probabilmente potremmo ottenere risultati migliori in tutti gli ambiti della conoscenza umana.

Bibliografia:

  • J.E.Bogen, The Other Side of the Brain, 1969 e Some Educational Aspects of Hemispheric Specialization,1975
  • R.W. Sperry. Hemisphere Disconnection and Unity in Conscious Awarness 1968 e Lateral Specialization of Cerebral Function in the Surgically Separated Hemispheres, New York 1973
  • R.W.Sperry, M.S. Gazzinga e J.E. Bogen, Interhemipheric Relationships: the Neocortical Commissures, Amsterdam 1969
  • B. Edwards, Disegnare con la parte destra del cervello
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