3 minuti.

Per fare uno schizzo della modella. Questi veloci esercizi restituiscono alla mano ciò che a volte si tende a perdere, la spontaneità. E’ proprio il gesto immediato che ti spinge ad imprimere la maggior espressività possibile alla figura. Al paesaggio. Al soggetto. Io lo trovo incredibile.

Mentre ero sull’autobus per tornare a casa c’erano due ragazzine del Liceo Artistico che parlavano del loro futuro.
-Tu che fai dopo?
-Mah pensavo ad animazione.
-Io non lo so, non so disegnare.
-Tanto non serve saper disegnare, fai tutto col computer.

Che triste, ho pensato. Non triste il fatto che loro non sapessero disegnare e adducessero come scusa che si può usare il computer; triste era il fatto che loro stesse venivano dallo stesso liceo che io ho frequentato con grandi fatiche, riuscendo però a prendere sempre il meglio e ad ottenere buoni risultati. Quanta differenza si può ottenere avendo un atteggiamento diverso.

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3 Pensieri su &Idquo;3 minuti.

  1. Come ti capisco! Io che ho frequentato il corso di pittura pomeridiano a Brera (cioè la gloriosa Scuola Superiore degli Artefici che poi è stata la prima scuola di Brera voluta a Milano da Maria Teresa d’Austria) ti dico che i ragazzi del “diurno” (cioè la moderna Accademia) vedevano questo corso come qualocosa…”per vecchi” e sai perché? Proprio perché in questo corso si disegna e si dipinge nel modo classico mentre loro – che si ritengono moderni e avanti -…fanno tutto col computer!!!!! Ripeto quindi…capisco quello che scrivi. Però mi chiedo: ma questi ragazzi proveranno mai il gusto di essere di fronte ad un modello in carne ed ossa e riprodurlo?… Mah! Cosa si perdono….

  2. Sì sono d’accordo, almeno per quanto mi riguarda è un esperienza assolutamente da fare, però come si suol dire: de gustibus. Io sono molto scettica sulla collaborazione così stretta tra creatività e mezzo tecnologico. Ho letto un libro in proposito “L’Arte nell’era della tecnologia” sul quale ho poi dovuto sostenere un esame (faccio per dire che l’ho spulciato attentamente). Mi ricordo in particolare una parte che mi ha colpito molto nella quale si parta dell’Hic et Nunc dell’opera d’arte. L’autore, Walter Benjamin, si chiede se l’Hic et Nunc, il qui ed ora, l’Anima (intendendo per quest’ultima la sua memoria e le sue vicissitudini) dell’opera d’arte non si svaluti nel momento in cui viene riprodotta con la tecnologia. Come se un cuoco, invece che cucinare, dettasse la ricetta a un robot. Certo, questo la eseguirà magari alla lettera, ma perchè noi tendiamo allora a preferire le cose fatte a mano piuttosto che quelle industriali? Si tratta, appunto dell’Hic et Nunc. Lo trovo assolutamente intrigante ed affascinante. 🙂

  3. sì, molto intrigante ed affascinante ed io sono certo l’ultima persona che può dare una spiegazione; però – semplificando molto – potrei dire, ad esempio, che se voglio una tonalità di rosso particolare me la creo io in quel momento con i miei “miscugli”…al computer che si fa? Si dettano una serie di colori e lui poi te li combina fino a darti la “nuance” che desideri? Non so, non sono pratica e non so come funziona ma trovo più vero ed efficace avere la materia tra le mani….

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